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Archivio di Stato di Firenze

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Commissione per l'ultimazione del Catasto

Estremi cronologici:
  • 1834 - 1839
Intestazioni:
  • Commissione per l'ultimazione del Catasto
Descrizione:
Contemporaneamente alla costituzione della Soprintendenza alla conservazione del catasto con il motuproprio del 31 dicembre 1834, fu istituita anche una nuova commissione con il compito di concludere le operazioni catastali restate in sospeso e in particolare esaminare i reclami dei contribuenti. La Commissione per l’ultimazione del catasto fu composta da Gaetano Giorgini, conservatore del catasto, Giuseppe Andreini, direttore nell’Ufficio della conservazione del catasto e dal commendatore Lapo de' Ricci e fu affiancata da un segretario, Ferdinando Tartini, segretario dell’Ufficio per la direzione di acque e strade, da un primo ragioniere, il marchese Luigi Medici Tornaquinci e da due apprendisti. Dal luglio 1838, la Commissione fu formata esclusivamente da Ferdinando Tartini divenuto conservatore al posto di Gaetano Giorgini e dal commendatore Lapo de' Ricci.
Il personale dell’ufficio fu reclutato tra quello già impiegato dalla Deputazione, la quale si era preoccupata di dare una collocazione più o meno stabile ai suoi collaboratori interni ed esterni, e tra i primi affari che la Commissione affrontò vi fu quello di compilare i “curricula” degli impiegati e dei giornalieri aggiungendovi sintetiche valutazioni da sottoporre al Granduca .
Fin dalla prima riunione della Commissione, avvenuta il 5 gennaio 1835, fu stilato, in accordo con il padre Inghirami, l’elenco dei documenti necessari per il passaggio di consegne dalla Deputazioni alla nuova Commissione per l’ultimazione del catasto. In quest’elenco comparivano due note dei debiti: una di quelli già liquidati e l’altra di quelli non ancora saldati, l'elenco degli affari in corso, la nota dei documenti che restavano da trasmettere alle cancellerie ed infine la lista dei reclami. Sempre nella stessa riunione fu deciso che la Commissione avrebbe continuato nello stesso modo la trattazione degli affari riguardanti semplici correzioni sui libri catastali, mentre la prassi da applicarsi alle correzioni delle stime sarebbe stata analizzata in seguito. Anche le mansioni attribuite ai membri della commissioni restavano pressoché invariate: il segretario restava incaricato della spedizione dei campioni non ancora consegnati alle comunità e dei documenti relativi, il ragioniere avrebbe continuato a tenere la contabilità, l’apprendista avrebbe dovuto svolgere le funzioni di registratore e il Rimbotti, oltre al controllo del personale giornaliero doveva essere a disposizioni della Commissione, mentre le copie erano affidate a un giornaliero.
Gli affari che la commissione doveva portare a termine erano ancora molte, ad esempio al primo gennaio 1835 non erano ancora stati depositati i campioni di 60 comunità. L’intervento principale della commissione riguardava non solo lo sfogo dei reclami di stima, ma investiva anche i reclami per “errori di fatto”. Oltre a ciò la Commissione doveva occuparsi di tutti gli addaziamenti e sdaziamenti che incidevano sulle cifre catastali già attribuite per le diverse comunità. Non meno gravoso fu la definizione dei possessi sottoposti a vincolo livellare. Contemporaneamente a tutti questi lavori, che prevedevano non solo la revisione di operazioni che andavano dalla misurazione del territorio ai confronti finali fra le copie delle mappe e le tavole indicative corrispondenti a circa 496.000 appezzamenti, la Commissione fu incaricata di portare a termine l’Indice generale dei possidenti del granducato e di impiantare la nuova serie dei Repertori dei possidenti tratte dai campioni delle diverse comunità.
La quantità dei Reclami che la Commissione doveva redimere al 1836 si attestava su 853 pratiche, numero questo però suscettibile di aumento perchè i termini di presentazione, più volte prorogati erano a quella data sempre aperti. La Commissione, il 6 luglio dello stesso anno, fece presente al granduca, che per poter giungere alla fine del proprio mandato, era necessario stabilire un termine ultimo per la presentazione dei reclami proponendo il 31 dicembre 1836. I membri proposero inoltre di accollare tutte le spese per il controllo ai reclamandi e di redigere delle precise istruzioni per la compilazione dei reclami poiché questi, spesso erano molto generici (Atti o Protocollo degli atti della commissione, 1836, n. prov. 13720, pp.104-111). La stessa posizione fu presa dalla Commissione nella comunicazione al granduca in cui i membri propongono un termine perentorio per la restituzione del dazio percepito dallo stato in modo errato .
Il termine per la presentazione dei reclami di stima fu stabilito al 31 dicembre 1836. A quella data i reclami furono complessivamente 1132, ma si ridussero a soli 321, poichè la commissione riuscì a scoraggiare i proprietari chiedendo, secondo le istruzioni stabilite, di anticipare le spese necessarie per la revisione delle stime e di presentare i giustificativi necessari. Nell’adunanza del 18 novembre 1837 la commissione affidò ai periti Francesco Leopoldi, Giovanni Giannini, Alessandro Righi, Casimiro Giusteschi e ad alcuni ingegneri di circondario il compito di esaminare i reclami contro la stima catastale e a questo proposito fu fatto un prospetto con tutte le comunità attribuite ad ognuno. Il risultato finale di revisione delle stime portò ad una diminuizione catastale del 4 per mille rispetto a quella attribuita nel 1834, a fronte di un 2 per mille dei possessori che avevano inoltrato fondatamente i reclami.
La commissione si occupò anche di affari portati davanti ai tribunali dando il proprio parere come nel caso del perito Ferdinando Franceschi che aveva citato la Deputazione per non aver riconosciuto economicamente parte del suo lavoro .
La compilazione poi dei Repertori e dell’Indice generale dei possidenti del granducato permise l’avvio di lavori statistici importanti, poiché, come la Commissione mise in evidenza nella rappresentanza al granduca del 1836, questo strumento permetteva ricerche che avrebbero portato non solo alla conoscenza relativa allo stato e alla divisione della proprietà, ma sarebbe stato possibile rilevare separatamente i fondi accatastati di proprietà della causa pia, della corona e delle pubbliche amministrazioni e di quest’ultime procedere ad un riconoscimento di quelle dedicate alla beneficenza. Se la maggior conoscenza dei poderi e delle varie specie di culture lì praticate erano di evidente immediata utilità, poiché si sarebbero potuti snellire e velocizzare i lavori legati ai reclami, non meno importante era la proposta che la commissione inoltrava relativa alla classazione ed enumerazione dei fabbricati descritti al catasto. Attraverso l’indice dei possessori si sarebbero potuti suddividere gli immobili, a seconda delle loro ubicazioni (città, Castelli o Terre, aperta campagna) e del loro uso. Ciò avrebbe permesso di stabilire norme sicure per futuri addazziamenti. Il costo complessivo di questi lavori fu valutato sulle £ 1000 e furono scelti due giornalieri per occuparsi dello spoglio, ma i lavori si rivelarono più lunghi di quanto previsto e alla fine di dicembre la commissione inoltrò al Granduca un’altra supplica nella quale si richiedeva un ulteriore finanziamento che poteva essere stornato dalla somma attribuita all’Ufficio di conservazione del catasto per individuare un tracciato per la costruzione della linea ferroviaria Firenze- Livorno. A conclusione dei lavori, furono consegnati al granduca i prospetti riassuntivi dei lavori statistici approvati. .
Il 5 ottobre 1838, le competenze della Commissione, ormai formata esclusivamente dal Conservatore Ferdinando Tartini e dal commendatore Lapo de Ricci, furono puntualizzate con una notificazione dell’Imperiale e reale Consulta secondo la quale i ricorsi per le stime e per i reparti degl’ingegneri di circondario dovevano essere portati davanti al conservatore dell’ufficio del catasto, che risolveva in maniera definitiva la questione in sede amministrativa, lasciando però ai privati la possibilità di risolvere eventuali divergenze davanti ai tribunali.
Una volta compiute tutte le operazioni affidate alla Commissione questa fu sciolta il 24 aprile 1839. Con lo stesso motuproprio fu interamente riorganizzato l’Ufficio di Conservazione del catasto che doveva essere strutturato stabilmente sia per quanto riguardava il personale e sia per l’assegnazione dei fondi necessari per coprire le spese correnti.

Note:
passo Slip Loafer CLARKS on Escalade CLARKS Escalade nzw1PxC4Bibliografia:
S. PUCCETTI CARUSO, "Il catasto particellare e la comunità di Signa" in "Storia della Comunità di Signa", Z. Ciuffoletti, Edifir, Firenze, 2003
Aa. Vv., "Almanacco della Toscana", Stamperia Granducale, Firenze, 1815-1860

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Redazione e revisione:
Sonia Puccetti Caruso (archivista collaboratore esterno), compilazione